La chiesa in breve

Chiesa

Dal progetto di Carlo Andrea Rana e grazie a un notevole lascito testamentario di Giuseppe Innocenzo Gallinotti, nel 1764 si iniziò la costruzione dell’attuale Chiesa in sostituzione delle due precedenti parrocchiali di San Michele (in castello) e San Solutore in rovina (e più tardi abbattuta). La Compagnia del SS. Rosario, beneficiaria del testamento, amministrò saggiamente i soldi mentre la comunità di Strambino diede i materiali, i mezzi e la manodopera. Gli uni ottennero la consacrazione di una cappella dedicata alla Beata Vergine del Rosario in un santuario sopraelevato, gli altri una parrocchiale edificata entro le mura capace di contenere l’intera popolazione strambinese di allora. La posa della prima pietra avvenne il 31 maggio 1764. I mattoni utili alla costruzione furono ricavati, oltre che dalle fornaci, dalla demolizione della cappella del Santo Sudario, dalle case espropriate per far posto alla nuova Chiesa, e da una cascina. Le otto gigantesche travi, necessarie alla copertura della vasta volta progettata furono trovate in Valle d’Aosta, a Issogne, e furono trasportate via fiume sino alle porte di Ivrea nel 1766. Tale era l’impresa che fu subito chiaro che i soldi non sarebbero bastati. Così nel 1767 il Comune e la Compagnia si accordarono per la prosecuzione del cantiere dividendosi i compiti: i confratelli del SS. Rosario avrebbero provveduto solo più alla loro cappella, mentre la comunità al resto dell’edificio; questo è il motivo per cui sull’arco posto sopra l’altar maggiore, troneggia lo stemma di Strambino. Il tetto della Chiesa ebbe fine nel 1776. Nel 1777 iniziarono i lavori per la costruzione dell’altar maggiore. La Cappella della Madonna del Rosario fu completata nel 1786, anno in cui fu trasportata solennemente la statua lignea della Vergine dalla vecchia chiesa di San Solutore. Infine il 10 settembre 1842 si ebbe la solenne consacrazione. La chiesa ha una pianta ovale a sviluppo longitudinale con ampia aula, da cui si aprono a destra e sinistra 2 cappelle per parte; misura più di 70 metri in lunghezza e quasi 30 in altezza. Ai lati del coro circolare, nel cui mezzo si erge l’altare maggiore, si dipartono due scaloni che raggiungono la sopraelevata Cappella della Madonna del Rosario, aperta alla vista dei credenti, a guisa di sipario svelato da due cherubini.

Altare maggiore

Realizzato in marmo da Stefano Albuzzi e Stefano Marchese su disegno di Carlo Andrea Rana tra il 1781 ed il 1783. Il ciborio che ne corona il tabernacolo è in legno intagliato e dorato, eseguito nel 1853 su disegno di Carlo Augusto Martelli. Nelle nicchie laterali trovano posto le statue raffiguranti i due patroni Candida e Solutore.

Altare del Sacro Cuore

Altare in marmo attribuito ad Albino Cussoni. Pala d’altare dipinta da Tommaso Andrea Lorenzone rappresentante il Sacro Cuore di Gesù con San Francesco di Sales e Santa Margherita Maria Alacoque, olio su tela.

Altare della Beata Vergine del Carmine

Altare in marmo realizzato da Stefano Albuzzi e Giacomo Marchese su disegno di Carlo Andrea Rana, 1781-1784. Pala d’altare dipinta da Giovanni Domenico Molinari rappresentante La Madonna del Carmine, Sant’Alberto da Vercelli e Sant’Antonio Abate, 1783-1784, olio su tela.

Altare delle Anime

Altare in marmo realizzato da Giacomo Marchese e Simone Catella su disegno di Carlo Andrea Rana, 1781-1786. Pala d’altare dipinta da Vittorio Amedeo Rapous rappresentante la SS. Trinità con Santo Stefano, Sant’Antonio da Padova, l’Angelo Custode e le Anime Purganti, 1783-1784, olio su tela.

Altare di San Giuseppe

Altare in marmo realizzato da Albino Cussoni, 1877. Pala d’altare dipinta da Enrico Reffo rappresentante il Transito di San Giuseppe, 1877, olio su tela.

Battistero

Composto riutilizzando in gran parte arredi provenienti dalla vecchia parrocchiale di San Solutore, quali in particolare la balaustra in marmo eseguita da Carlo F. Giudice-Ganna nel 1745, insieme alla cancellata in ferro, su disegno dell’architetto Morari, per la cappella del Rosario. La tela, settecentesca, raffigura il Battesimo di Cristo.